L’acqua di Stefano Mazzesi parla agli adolescenti

L’adolescenza è un periodo terribile, forse prima di tutto per i genitori dei ragazzi attraversati da quel periodo centrale, di trasformazione, del proprio essere. Raccontare una storia con loro al centro, farli parlare e muovere, metterli in relazione con gli adulti, è rischiosissimo, anche se si vive ancora con loro, almeno… un paio di ore al giorno. Qualcuno ci riesce, come Stefano Mazzesi nel suo racconto lungo “La voce dell’acqua”, prima uscita della neonata casa editrice (digitale e non solo) “Clown Bianco”.

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Stefano Mazzesi a “GialloLuna NeroNotte” 2015

In tutta sincerità: scrivere del lavoro di un amico non è facile, soprattutto se è anche compagno d’imprese “giallolunesche”.  Stefano mi ha convinto con l’esordio, il romanzo “Bianco come la notte”, edito da Foschi di Forlì nel 2012, e ci si è conosciuti proprio grazie a quelle pagine. Quindi sono arrivate prima le parole scritte…

Insomma, “La voce dell’acqua” e gli adolescenti. In un condominio alla periferia di una città di provincia qualsiasi, vive Tommy; ha un amico, Nico, dark come lui. Si rovesciano di spinelli, bevono anche troppo, sentono musica tenendo il volume del subwoofer naturalmente molto alto. Ma Tommy ha una dote, una peculiarità forse legata all’adolescenza: quando è immerso nell’acqua sente le voci di chi vive, o entra anche solo per qualche minuto, nel palazzone. Così quando una ragazza, Alina, viene uccisa, inizia a indagare usando come “soluzione sette per cento” il getto della doccia, anche quando diventa gelido. E l’acqua parla, anche se non può svelare tutti i segreti di quegli appartamenti grigi e tutti uguali. Del mini market o delle camere a luci rosse.

Al di là del mistero da svelare, il racconto parla molto di dolore, incomprensione, voglia d’affetto. E, com’è giusto che sia, anche di altri sentimenti per così dire primordiali, come la vendetta. E nelle pur poche pagine, Mazzesi “porta a spasso” il lettore fra le pieghe di una storia che aumenta il proprio tasso di drammaticità riga dopo riga. Con un retrogusto amaro molto forte; e una buona capacità di stupire.

L’autore però non è un pessimista e guarda ai bambini, e in realtà anche agli adolescenti, con grande dolcezza e comprensione. Quella che potremmo usare anche tutti noi, un po’ di più.

Nevio Galeati

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