Fantascienza, genere femminile

La fantascienza è un genere femminile. E, messa così, semplice e quasi “imperativa”, la frase può anche scatenare un litigio da “social”. Troppi faticano ancora a classificare “Frankenstein” in questa categoria, perché ci si ricorda solo della paura che scatena la Creatura; ma il dottor Victor, creato da Mary Shelley, è o no il primo, vero, “scienziato pazzo” (non tanto pazzo, in realtà) della letteratura? Il romanzo esce anonimo a Londra nel 1818 (ha una seconda edizione, modificata, nel 1831). Ecco: il presunto papà di questa letteratura nei tempi moderni, Jules Verne, nasce dieci anni dopo. Non c’è gara, insomma.

Il problema, però, non è (solo) storico. Da molto tempo, infatti, la fantascienza è tornata donna; al di là di Imperi, guerre, galassie e spezie che fanno scavalcare distanze per coprire le quali occorrerebbero eoni. Non sulla quantità di titoli, d’accordo; ma sulla potenza dell’immaginario. Un esempio illuminante, in libreria da poco più di un mese, è: “Avrai i miei occhi” di Nicoletta Vallorani (Edizioni Zona 42).

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Nicoletta Vallorani

Romanzo distopico, come vuole la maggior parte dei commentatori? Metafora della violenza che la società, da sempre e oggi ancora di più, perpetra contro le donne? Uno sguardo (seguendo la suggestione del titolo) nei possibili incubi del futuro? Rilettura di classici come Barbablù? Un po’ tutto questo e qualcosa di più.

Cosa racconta, Vallorani? Di una Milano degradata, quella che i lettori hanno incontrato in un altro suo romanzo molto potente, “Eva” (Einaudi, 2002); e, prima ancora, ne “Il cuore finto di DR”, premio Urania 1992,

cuore

La copertina di Urania n. 1215, con illustrazione di Oscar Chichoni

il primo mai assegnato fino ad allora a una scrittrice. E, forse, la Penelope De Rossi di quell’esordio è un po’ parente di Olivia, voce narrante di questo nuovo lavoro, come in “Eva”.

Eva

Con lei c’è di nuovo Nigredo, nome che viene dagli alchimisti, modo d’essere che assomiglia a un Sam Spade che ha perduto ogni speranza e, forse, anche un po’ d’anima. Insieme devono investigare e capire perché nelle discariche di questa megalopoli divisa da muri reali, non solo di casta e classe sociale, vengano abbandonati corpi di donne bellissime, usate, violate e infine assassinate. Non sono donne “vere”, dice il romanzo, ma cloni, che soffrono, muoiono e rinascono per soffrire ancora, gettate in pasto a uomini famelici, predatori e insaziabili. Quasi vere, insomma. Perché, allora, vengono eliminate, se grazie a loro i potenti soddisfano le proprie perversioni?

Avrai i miei occhi” dà la risposta sconvolgente e logica a questa domanda, che Nicoletta Vallorani propone accompagnando il lettore e i propri eroi in un labirinto di emozioni, con uno stile narrativo perfetto per questa storia: alcune parti sono scritte usando il “tu”, scelta difficile, trascinante e, qui, riuscita in pieno. Un ottimo romanzo.

Ps.: l’ultimo premio Urania di fantascienza, uscito nel novembre 2019, “Le ombre di Morjegrad”, è firmato da Francesca Cavallero, la seconda donna a vincerlo dopo Nicoletta Vallorani. A conferma dell’assunto iniziale.

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Post Ps.: Fra i migliori romanzi del fantastico usciti negli ultimi anni – forse il migliore –  c’è “Naila di Mondo 9” di Dario Tonani. Attenzione, però: la protagonista è una donna e anche la nave che comanda, nei mari di sabbia, è femmina. Come volevasi dimostrare… o quasi.

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