I libri di GialloLuna – “Rosso e Nero” di Stefano Mazzesi

rosso-e-nero_1-275x370Siamo alla fine del 1953 e Nino, 12 anni, è un ragazzino ritardato con il sorriso stampato sul volto. Il suo cadavere viene ritrovato da un cane randagio in una mattina fredda e nebbiosa, ficcato a forza in un sacco troppo piccolo e gettato come spazzatura.

Con la madre e la zia, Nino viveva in un quartiere popolare di Ravenna in cui con il dialetto non solo si parla, ma si respira anche.

E’ per questo che il commissario Marras, incaricato delle indagini, chiede la collaborazione di Aldo Bandini, collega della stradale che al Borgo San Rocco, teatro del delitto, lavora e vive da sempre. Marras, sardo, ha bisogno di qualcuno che non solo lo aiuti a comprendere quel linguaggio, ma che riesca a penetrare nelle teste di quelle persone aspre e chiuse.

Parte da qui l’indagine che porterà i due poliziotti a scoperchiare un microcosmo fatto di violenze, segreti, vendette. Tutti ben nascosti da quella nebbia che sembra aver protetto anche l’identità dell’assassino.

“Rosso e Nero” (e-book, ed. Nero Press) di Stefano Mazzesi è un romanzo breve (o racconto lungo) con una trama noir che risulta credibile e che il lettore segue d’un fiato, senza cali di tensione, fino alla fine.

Ma sono l’ambientazione e i personaggi il vero punto di forza del racconto: i protagonisti, certo, ma anche i comprimari.

Aldo Bandini è un commissario che ha fame di futuro. Ha un televisore in casa acquistato dopo tanti sacrifici e aspetta con ansia che le trasmissioni raggiungano anche l’isolata Ravenna. Ma non è solo questo: per lui, omosessuale, il futuro può rappresentare l’opportunità di vivere senza nascondersi.

Tra i personaggi secondari, a chi scrive è rimasto nel cuore Mario, un vecchio anarchico che passa le giornate a osservare la vita del Borgo, testimone di efferatezze passate e presenti che però non si erge mai a giudice e che risulta tenero nonostante la sua determinazione a voler far saltare in aria la sede della polizia stradale (che a Ravenna, in quegli anni, era veramente nel Borgo San Rocco). E che sta pagando con la follia la sua sete di libertà e la sua coerenza.

Infine c’è Ravenna, descritta non attraverso monumenti famosi, che ci sono ma rimangono sullo sfondo, ma attraverso quelle caratteristiche pregnanti che nonostante tutto sono nel cuore dei ravennati. Prima di tutto la nebbia, con la quale chi è nato in questa città si confronta, in un rapporto di amore e odio, fin dalla più tenera età. E poi le strade tortuose in cui ci si perdeva e ci si continua a perdere, le osterie (oggi purtroppo sempre più rare, anche se proprio nel Borgo San Rocco ne sopravvivono alcune), la chiusura degli abitanti.

Nonostante questa marcata localizzazione, “Rosso e Nero”, per le passioni che descrive e i personaggi che porta in scena, è un racconto che può essere apprezzato a qualsiasi latitudine. E chissà che non faccia venire a qualcuno il desiderio di venire a scoprire di persona Ravenna e i suoi borghi (magari proprio durante il prossimo GialloLuna…)

Vania Rivalta

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