‘Nel posto sbagliato’ di Luca Poldemengo: in una società dominata dalla paura tutti siamo il Grande Fratello

Nevio Galeati (a sinistra) e Luca Poldelmengo

Luca Poldelmengo (a destra) durante la presentazione del libro a Ravenna in occasione di GialloLuna 2014

E’ un libro difficile da iscrivere in un singolo genere ‘Nel posto sbagliato’ di Luca Poldelmengo (edizioni e/o). Certo, ci sono dei morti, delle indagini, delle risoluzioni. Ma la sola categoria del giallo gli sta troppo stretta, perché gli elementi noir sgomitano per emergere, così come vari caratteri di quella fantascienza sociologica che, con maestri come Orwell e Philip K. Dick, ha portato all’attenzione dei lettori i rischi insiti nel potere e nell’utilizzo che gli uomini (in particolare quei pochi che il potere lo detengono) possono fare delle nuove tecnologie. 

La domanda di fondo del romanzo è una: a quanta libertà personale siamo disposti a rinunciare per sentirci più sicuri? Una questione che è nell’aria dall’attacco alle Twin Towers di New York, ma che si è fatta più pressante dopo lo scandalo Nsa.

La storia narrata da Poldelmengo si svolge nella contemporaneità o in un futuro prossimo, in una città che potrebbe essere una qualsiasi metropoli europea non troppo lontana dal mare. I cambiamenti climatici e un devastante terremoto ne hanno cambiato radicalmente la fisionomia, l’hanno resa putrida e priva di verde. A simboleggiare un’età dell’oro ancora molto vicina, una ruota panoramica fatiscente e in disuso come il luna park che la contiene.

Protagonista della vicenda è Vincent Tripaldi, commissario di polizia e capo della squadra speciale Red.
La Red utilizza l’ipnosi e una nuova tecnologia per estrarre dai testimoni di un crimine memorie che, a livello cosciente, nemmeno sapevano di avere registrato. Degli hard disk viventi, insomma, degli ‘human drive’, tanto che il termine con cui vengono indicati è POV, acronimo di Point of view (punto di vista). Questi testimoni – che hanno avuto la sola colpa di trovarsi, appunto, nel posto sbagliato al momento sbagliato trasformandosi in tanti Grandi Fratelli inconsapevoli – vengono prelevati, sottoposti al trattamento ipnotico e ricondizionati perché non ricordino nulla di quanto accaduto.
Ma ognuno di noi può nascondere, anche a se stesso, segreti così dolorosi che una volta portati in superficie si rivelerebbero distruttivi. Debolezze o traumi che possono renderci marionette nelle mani di abili manipolatori.

Cosa accadrebbe se uomini sempre più avidi di potere avessero accesso a una tecnica di questo tipo? Sarebbero sufficienti gli nel posto sbagliatoalti ideali per proteggere la comunità?

I personaggi del libro si scontrano tra di loro, ma anche con se stessi, in un confronto continuo sui temi della giustizia e delle libertà personali, che coinvolge il lettore e non lo lascia nemmeno quando la lettura è terminata. La durezza degli sbirri ‘duri e puri’ è mitigata da una specie di sarcastico grillo parlante, il civile esperto di ipnosi Oberdan: grattando via la sua scorza fatta di battute sferzanti e saccenza, emerge forse l’ultimo dei romantici in una società disperata.

La scrittura asciutta, priva di fioriture, che utilizza Poldelmengo si adatta perfettamente al racconto e all’ambiente.

Vania Rivalta

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