I diavoli sbirri di Ziche e Faraci in Infierno 2

Infierno2copeLe coppie di investigatori funzionano sempre bene nella letteratura di genere, così come in tv e al cinema. Anche quelle sgangherate, che i casi li risolvono sì, ma più per un destino benevolo che per merito loro.
Per gli amanti del giallo che volessero prendersi una pausa dalla lettura di investigazioni ad alta tensione e farsi qualche risata senza allontanarsi troppo dal genere, in libreria è uscito da pochi giorni il volume di Silvia Ziche e Tito Faraci Infierno 2, edito da Rizzoli Lizard.

Ziche e Faraci sono due nomi familiari agli amanti del fumetto: lei è disegnatrice di punta di Disney Italia e autrice di vignette e strisce umoristiche che hanno per protagonista Lucrezia, acida trentenne perennemente alla ricerca del principe azzurro; lui è uno dei migliori sceneggiatori di fumetti italiani, che ha lavorato, tra gli altri, per Topolino, Dylan Dog, Spider Man, oltre ad aver creato la prima miniserie bonelliana, Brad Barron.

I due, legati da grande amicizia e complicità, hanno creato una coppia di diavoli sbirri dai modi spicci e cialtroni che ricordano un po’ i protagonisti del telefilm Starsky e Hutch, che Faraci, in occasione della presentazione ufficiale del libro a Lucca Comics, ha dichiarato di avere molto amato da ragazzino.

Viste le premesse, Infierno 2 non poteva che essere un fumetto, ma un fumetto di genere molto particolare: mancano, infatti, le parole. E non solo le parole di senso compiuto (a dire il vero nel primo Infierno del 1999, contenuto nel volume, qualche parola c’era, anche se si trattava di insegne), ma anche quelle onomatopeiche.

Vi chiedete come si possa seguire una trama poliziesca senza un appoggio letterario? Si può. Perché nonostante qualcuno pensi che il lavoro dello sceneggiatore in un fumetto di questo tipo sia nullo, guidare il lettore lungo una trama senza potersi avvalere dell’uso di quei simboli grafici che sono le lettere vuol dire puntare tutto sull’ambiente, le espressioni, i movimenti, gli atteggiamenti.

Idem per i disegni. Ziche non si è potuta concedere una sola vignetta più rilassata, perché in ognuna il lettore deve essere messo in grado di poter compiere un passo ulteriore nello svolgimento della storia.

Se pensate che sia sufficiente togliere le parole a un fumetto per avere lo stesso risultato provate a fare un esperimento: “leggetene” uno in una lingua che non conoscete. A un certo punto, la trama vi sfuggirà. Questo in Infierno non accade.

E i due diabolici e sgangherati sbirri, impegnati a rintracciare una misteriosa e sensualissima dark lady sfuggita alla loro Office Lens_20141105_200753_processedcustodia mentre si trovavano in Purgatorio in punizione (Satana li aveva spediti lì dopo che avevano arrestato per sbaglio San Francesco…), dialogano senza problemi con il lettore.
Ad accompagnarli, la versione infernale del commissario Rex: un mostrino volante al guinzaglio, famelico ma con un ottimo fiuto.
Buon divertimento!

Vania Rivalta

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